Ma verrà un giorno che tutte quante
Lo spettacolo, ispirandosi alle biografie e alle testimonianze di figure femminili di primo piano nella guerra partigiana piemontese, si propone di dare voce e corpo alla delicatezza e alla forza di quell’universo femminile fiorito sulle macerie del triennio ’43-’45. La donna che oggi le ricorda, assumendone in sé le storie, è l’erede di un travagliato percorso di affermazione di qualità sempre meno scontate: la facoltà di scegliere per il proprio destino, la dignità di un corpo pronto a morire dopo aver dato la vita, il rifiuto di abbassare la testa e la spavalderia di ogni “no” urlato contro feroci ingiustizie. La militanza precoce di Bianca Guidetti Serra e l’impegno antifascista di Ada Gobetti, vedova di Piero, per l’emancipazione femminile forniranno la sostanza ideologica e intellettuale al racconto; la memoria vivida di Giulia Minetti, staffetta partigiana venuta a mancare a un anno dal suo centesimo compleanno, risuonerà nella rievocazione delle sue traversate da Mirafiori a Grugliasco, per portare cibo e dispacci noncurante dei pericoli; e le atroci grida di dolore, vergogna e umiliazione delle figlie, sorelle, mogli e madri, seviziate per un nome, romperanno il muro di silenzio per trovare pace e riposo nel giaciglio della libertà raggiunta. Protagonisti della scena, accatastati sopra un praticabile girevole che vuole ricordare il carretto di Madre Courage di Brecht, pochi ma essenziali oggetti - ruote di bicicletta, un libro, un paiolo - che queste donne hanno impugnato come strumenti di lotta, guidate da un istinto ancestrale più potente di qualsiasi paura. Storie al femminile che abbracciano tutti, uomini e donne, ancora oggi, e che si ergono quali piedistalli incrollabili di una società più equa.
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Ven 24 04 2026
21 : 00 |